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Porto Santo Stefano da ricordare

Buongiorno!

Tra motozattere e bombardieri

 

 

Qualche vecchio del paese ricorda...

I tedeschi arrivarono in paese nel mese di ottobre del '43 con una lunga fila di camion.

Scaricarono una montagna di materiale al Valle, nel Piazzale Candi e davanti alle friggere, e in poco tempo allestirono la loro base servendosi di prefabbricati componibili in lamiera.

8 dicembre 1943

C'erano i dormitori, le cucine, le mense, gli uffici, ì magazzini e tutto quello che serviva al reparto.

Il via vai delle motozattere e delle bettoline cominciò qualche tempo dopo, quando tutto fu pronto.

Arrivavano stracariche dai centri di smistamento importanti, in particolare La Spezia, e scaricavano il materiale che avevano a bordo principalmente sulle spiagge della Cantoniera e del Pozzarello.

I tedeschi avevano scelto questi due punti di sbarco perchè le motozattere avevano a prua un portellone anteriore ribaltabile che consentiva agevolmente lo sbarco di materiali, mezzi e truppe su spiagge di quel tipo.

Inoltre i vicinissimi tunnel della ferrovia costituivano per i camion e le persone un comodissimo rifugio durante le incursioni dei bombardieri alleati.

Il materiale veniva poi trasportato mediante camion ad un centro di raccolta nbsp;in Feniglia, da cui successivamente veniva inoltrato dove richiesto.

Altro materiale, quando possibile, veniva scaricato direttamente sulle banchine del porto.

   

Nei pochi mesi della loro presenza sull'Argentario il comportamento dei tedeschi verso i civili non fu particolarmente opprimente o repressivo. Se ne stavano per lo più per i fatti loro senza immischiarsi nelle faccende di coloro che forzatamente li ospitavano. Nonostante il diffuso sentimento di diffidenza e rancore conseguente alla rottura dell'alleanza italo-tedesca dell'8 settembre i soldati si astennero da forme di rivalsa e di violenza verso la popolazione.

Motozattera e bettoline

al Pozzarello

Contrasti ed atti di coercizione sorgevano quando venivano effettuati rastrellamenti per il reperimento di manodopera per le operazioni portuali di carico e scarico materiali. Tali rastrellamenti, a cui peraltro i paesani erano molto abili a sottrarsi alle prime avvisaglie o che, quando ciò non risultava possibile, subivano con rassegnazione, non sfociarono, tranne in un caso *, in forme di acuta violenza.

Al termine del lavoro gli uomini venivano rimandati a casa con qualche soldo in tasca o una pagnotta di pane per la famiglia.

I santostefanesi e i soldati tedeschi, tra l'altro, al di la' di considerazioni politiche e militari, in quel momento avevano un comune, immediato e micidiale nemico: le bombe anglo-americane.

Dopo il primo micidiale bombardamento alleato dell'8 dicembre che causò 34 morti tra la popolazione civile e un numero sconosciuto di vittime tra i soldati tedeschi, la situazione cambiò radicalmente.

* Un episodio tragico

La mattina del 27 febbraio 1944, in località Pozzarello, alcuni militari tedeschi stavano facendo salire dei civili su un camion diretto a Porto Santo Stefano, dove sarebbero stati impiegati come manodopera per operazioni portuali. Uno di essi, Figara Silvio, santostefanese di 30 anni, impaurito, cercò di fuggire verso l'uscita del tunnel dove si trovava il camion, ma un soldato, dopo avergli inutilmente intimato di fermarsi, gli sparò colpendolo alla testa e uccidendolo.

Il paese cominciò rapidamente a spopolarsi con gli abitanti che "sfollavano" nelle campagne, sui colli e nelle località vicine ed i tedeschi, facile bersaglio dal cielo, sempre più in difficoltà nell'effettuare i loro sbarchi con le motozattere e a reperire manodopera civile per le operazioni a terra.

La presenza delle truppe tedesche a Porto Santo Stefano si protrasse fino ai primi giorni di giugno del 1944, quando, stremate e decimate dai numerosi bombardamenti, sicuramente non più in condizioni di poter svolgere le funzioni assegnate, lasciarono il paese ripiegando verso nord.

Si lasciarono alle spalle un paese quasi completamente distrutto dai bombardamenti di cui loro erano stati certamente la causa e gli alleati certamente gli artefici.

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti