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Il traghetto Andrea Sgarallino

 

 

Il traghetto Andrea Sgarallino era un  piroscafo che trasportava posta, merci e

Il traghetto Andrea Sgarallino

passeggeri tra Piombino, l'Elba e le altre isole dell'arcipelago toscano. Aveva preso il nome da un eroe livornese dei moti del 1848
Allo scoppio della guerra fu requisito dalla Marina Militare, armato alla meglio, riverniciato con una livrea mimetica e adibito, con il nome di F 123, al servizio di presidio e vigilanza.

Dopo l'8 settembre del 1943, quando l'Italia firm˛ l'armistizio con gli alleati, l'Elba si ritrov˛ interamente sotto il controllo tedesco.
Il 20 dello stesso mese la Sgarallino riprese il suo servizio civile di trasporto passeggeri, battendo la bandiera della Kriegsmarine e senza che le venisse cancellata la sua livrea militare.
Il 22 settembre, alla sua terza traversata, lo Sgarallino stava riportando all'Elba oltre trecento passeggeri, in gran parte militari italiani smobilitati che stavano ritornando a casa,

Il traghetto in livrea militare

oltre a civili che erano stati a Piombino per rifornirsi dopo il devastante bombardamento di qualche giorno prima.
Alle 9.30, ormai in prossimitÓ di Portoferraio, il piroscafo fu avvistato dal sommergibile inglese HMS Uproar al comando del capitano Herrik. Questi, scambiandolo per un obiettivo militare, alle 9.49 lo fece bersaglio al lancio di due siluri.

Spezzatosi in due tronconi, lo Sgarallino affond˛ in pochi minuti causando la morte della quasi totalitÓ degli oltre trecento passeggeri. Quel giorno piovigginava e molti dei passeggeri non ebbero scampo perchŔ erano stipati sottocoperta per ripararsi dalla pioggia.

Sommergibile HMS Uproar

Tra le vittime Osvaldo Palombo, di Porto Santo Stefano. Solo 4 si salvarono tra cui Stefano Campodonico, fuochista di bordo, dell'isola del Giglio.
Il numero delle vittime non Ŕ mai stato accertato con precisione.

La guerra per l'Italia era finita da due settimane.

Il relitto, spezzato in due tronconi, giace adagiato su un fianco a 66 metri di profonditÓ a meno di un miglio dalla costa non lontano da Portoferraio.

Racconta una testimone che all'epoca aveva 12 anni:

 

"...Non dimenticher˛ mai le decine di corpi esanimi distesi dal molo del Gallo fin quasi alla porta di ingresso di Portoferraio. La gente voltava i cadaveri per vedere se riconoscevano amici o parenti mentre alcune donne portavano le lenzuola per coprire quei poveri corpi, ma pi¨ di tutto ho chiaro nella mente il corpicino di un bimbo vestito di celeste; che Dio maledica la guerra, tutte le guerre"

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti