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Monte Argentario nella notte dei tempi

 

 

 

Nella notte dei tempi, agli albori dell'Era Paleolitica, quel promontorio che molto, molto tempo dopo avrebbe preso il nome di Monte Argentario era sicuramente molto diverso da quello che conosciamo adesso. Era probabilmente una semplice protuberanza della terraferma che poi con il passare dei millenni si staccò da questa creandosi alla fine, dopo travagliate vicende, quei tomboli della Giannella e della Feniglia che adesso fanno la gioia dei bagnanti continentali e degli orbetellani che possono così vantarsi della loro splendida laguna.

Non è possibile sapere quando i primi umani abbiano messo piede su quel promontorio, ma diffusi rinvenimenti archeologici indicano che ciò sia avvenuto nel periodo Eneolitico, quando cioè gli umani scoprirono le incomparabili meraviglie del bronzo rispetto alla rustica pietra levigata (IV°- II° millennio a.c.).

In particolare durante i lavori per la realizzazione della ferrovia Orbetello-Porto Santo Stefano furono rinvenute all'interno di alcuni crepacci naturali, in località Punta degli Stretti, alcune ossa umane accompagnate da punte di freccia in selce e da frammenti di materiale ceramico. Similmente significativo fu il rinvenimento nella Grotta del Granduca, poco distante, e in quella di Cala dei Santi vicino a Porto Ercole di alcuni frammenti di pietra levigata e di oggetti ceramici.

Erano sicuramente gruppi molto esigui di individui che oltretutto facevano vita molto ritirata nelle loro grotte e rifugi, al riparo, non si sa mai, da qualche dinosauro o brontosauro di passaggio. Da lì uscivano per procurarsi un po' di legna per il fuoco, cacciare qualche cinghiale, antenato di quelli che attualmente scorribandano per l'Argentario, o pescare qualche muggine od anguilla da mettere sotto i denti per sè e per la famiglia.

Molto più tardi, con lo svilupparsi della civiltà etrusca, nell'Età del Bronzo, sul litorale tirrenico prossimo all'Argentario sorsero vari insediamenti abitativi, tra cui Talamone, Fonteblanda, Orbetello e Duna Feniglia, di cui alcuni strettamente connessi allo sfruttamento dell'ambiente lagunare o quello marittimo.

Il promontorio però rimase molto ai margini del mondo etrusco che altrove fioriva, con insediamenti abitativi molto esigui ed offrendo per lo più un approdo ai naviganti che vi facevano sosta per ripararsi da fortunali improvvisi, per rifornirsi di acqua o selvaggina, per riparazioni di emergenza, o semplicemente per passare la notte in una delle sue cale.

Erano però soste brevi, limitate al tempo strettamente necessario. E' verosimile che Porto Ercole sia stato, verso la metà del primo millennio a.c., un approdo che col tempo si sia sviluppato fino a diventare un insediamento abitativo stabile

E’ però accertato che tra la fine dell’Età del Bronzo e l'inizio di quella del Ferro (orientativamente nei primi secoli del primo millennio a.c.) un villaggio di una certa consistenza fosse presente in località Punta degli Stretti, grosso modo a metà strada tra gli attuali Porto Santo Stefano e Porto Ercole. Durante i lavori di bonifica della laguna di Orbetello, di fronte a Punta degli Stretti, tra il materiale dragato dal Canale Navigabile che da Santa Liberata conduce a Orbetello, furono rinvenuti infatti notevoli e abbondantissimi frammenti di olle, vasi, ciotole con decorazioni in rilievo databili in quel periodo.

Da "Academia" :La produzione ceramica di Punta degli Stretti -

di Stefania Pausini

A Punta degli Stretti non sono presenti tracce di strutture rilevanti come pozzi o vasche, presenti invece nel vicino sito abitativo di Duna Feniglia, né di grandi fuochi e accumuli consistenti di ceneri riscontrate invece in altri siti più consistenti. E’ verosimile pertanto che il sito dovesse la sua esistenza al facile sfruttamento delle risorse della laguna e all’abbondanza di selvaggina e legname del retrostante monte, ma che non avesse finalità produttive, come quelle del sale o di utensili in ceramica, o commerciali. Si trattava verosimilmente di un villaggio con capanne in legno e paglia che dal bordo della laguna si estendeva alle prime propaggini dei colli. Gente semplice, senza grilli per il capo, la cui occupazione principale era, per gli uomini, la caccia e la pesca, e per le donne la cura della capanna, l’allevamento dei figli, la cucina e il doveroso sollazzo del maschio.

Il rinvenimento in un anfratto della roccia, in località Terrarossa, poco distante, di due urne cinerarie attesta la presenza di un piccolo cimitero dove deporre gli estinti, ormai inutili e ingombranti.

In seguito alla sconfitta di Vulci nel 280 a.c. da parte dei romani e la successiva fondazione della colonia di Cosa, qualche anno dopo, inizia la progressiva romanizzazione di tutta l'area.

Per Monte Argentario questa culminò nel suo ingresso nella proprietà della famiglia dei Domizi Enobarbi, potentissima famiglia di banchieri e commercianti a tempo pieno, ma talvolta, quando se ne presentava l’occasione, anche consoli ed imperatori (Nerone). Essi lo ottennero come risarcimento del denaro da loro prestato, alla repubblica romana durante la seconda guerra punica, quella di Annibale per intenderci.

Gli Enobarbi erano gente che, al contrario dei loro lontani predecessori, sapeva stare al mondo: molto amanti del bello e delle comodità, vi costruirono, a partire dal I° secolo a.c., faraoniche "villae maritimae", quali la Domitiana Positio a Santa Liberata e quella sul Colle dei Muracci nelll’Incitaria Portus (Porto Santo Stefano) in cui ritemprare il corpo e lo spirito affaticati dall’intenso lavoro, dall'aria non sempre salubre dell’Urbe, e forse da uno stile di vita non proprio francescano.

E per unire al dilettevole anche l'utile, il soggiorno in villa consentiva di controllare da vicino le attività produttive che avevano in loco (cetariae, tonnare ecc.) e di realizzare in un ambientino decoroso proficui incontri conviviali con amici e conoscenti, ovviamente di pari lignaggio.

E poiché l’ambiente insulare prospiciente meritava davvero, già che c’erano costruirono una villa sterminata anche a Giannutri ed una più modesta, si fa per dire, all’Isola del Giglio.

 

Per Monte Argentario era cominciata la sua colonizzazione a fini turistici e ricreativi.

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Da Academia:

- La produzione ceramica di Punta degli Stretti - Stefania Poesini

- Dalle sorgenti al mare.Rapporti fra l'area interna e le lagune costiere nel territorio tra Fiora e Albegna -    Massimo Cardosa

 

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti