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Porto Santo Stefano da ricordare

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Torre dell'Argentiera

 

Riferendosi all’anno 1442 Orlando Malavolti, nobile senese del XVI secolo, scrive:

“... così per rimediare à danni, che alle terre che sono vicine al Monte Argentaro facevano i corsali, e per sicurtà del porto di Santo Stefano della valle Cocomaro, e Santa Liparata, che sono tutti ricetti di galee, poco tempo prima la Signoria di Siena haveva ordenato, che la Comunità, e uomini d’Orbetello, concorrendo alla spesa, facessero una fortezza in sul Monte Argentaro, onde si potesse fare scoperta, e dar segno alle Saline di Grosseto, al porto di Talamone, e Magliano, e à gli altri luoghi convicini, accioché havesson tempo a salvarsi, quando si vedessono apparire navili corsali...” (“Historia de fatti e guerre senesi...” Orlando Malavolti, ).

La "fortezza in sul Monte Argentaro" a cui il Malavolti fa riferimento è quasi certamente la Torre dell'Argentiera.

Iniziata quindi dai senesi nel 1442 per l'avvistamento di navigli corsari saraceni, è decisamente anomala, tra tutte le torri presenti sul promontorio, per forma, dimensioni ed ubicazione. A differenza di tutte le altre è priva di un basamento a scarpa, è di sezione quadrata con lato di soli 5 metri, altezza di 25 e forma perfettamente parallelepipeda.

Si trova lontano dalla costa sulla sommità dell'omonimo colle da dove domina peraltro tutto il golfo antistante Porto Santo Stefano fino a Talamone.

Presenta una porta di accesso a notevole altezza a cui si poteva evidentemente accedere tramite una rampa di scale, andata poi perduta, ed un ponte levatoio. E' circondata dai resti di un muraglione difensivo circolare di circa 50 m di diametro, con un'unico accesso con adiacente garitta, ed un locale probabilmente destinato alla guarnigione di difesa. Più che di una torre può pertanto parlarsi di un fortilizio.

Diversamente da altre torri senesi sulla costa dell'Argentario, che con la formazione dello Stato dei Presidi furono restaurate e potenziate dagli spagnoli, la torre dell'Argentiera, situata all'interno e ritenuta per questo meno efficace ed incisiva nel contrastare i corsari saraceni, rimase praticamente immutata e trascurata.

E' stata recentemente restaurata.

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti