Rosy

Per tutti era Rosy, la puttana. E basta.

Seduta su una sfasciatissima sedia di vimini, vecchia quasi quanto lei, la si poteva trovare sul ciglio della strada, al limitar della pineta, dal tardo pomeriggio a sera. Poi alle otto prendeva puntualmente il pullman, tra lo schifo, i commenti disgustati e gli sguardi sprezzanti dei passeggeri, e ritornava a casa. Nessuno che l’aspettasse, nessuno che la salutasse incontrandola. Di clienti, praticamente nessuno.

Rosy la puttana. Una nullità.

“Rosy, tesoro, stasera viene a casa un caro amico. E’ tanto solo.Vorrebbe portarti al cinema. Vuoi andare? Su, fallo per la tua mamma…”.

“Rosy, quel signore mi ha detto che ieri sei stata un po’ freddina con lui. Non se lo merita, e’ tanto una brava persona. Non potresti essere un po’ più gentile con lui?”

“Rosy, quel signore mi ha detto che sei una bambina meravigliosa. Vorrebbe farti conoscere ad alcuni suoi amici. Lo faresti questo per la tua mamma? Lo faresti, vero?”

Rosy aveva 16 anni.

Non aveva dimenticato, non aveva perdonato. Che ne sa la gente di quanto lacerante sia il tradimento di una madre? Ti toglie la voglia di vivere, ti toglie la vita.

Ci fosse stato suo padre…ma dov’era suo padre?

Qualche avanzo del giorno per cena su un tovagliolo disteso a mo’ di tovaglia. Sola. Un po’ di televisione per lasciarsi andare ai ricordi. Sola. E poi a letto. Sola.

“Rosy, puttana! Se vai in giro a dire qualcosa a qualcuno ti spacco quel visino d’angelo.”

“Puttana, se ti azzardi a confidarti con qualcuno, ti sputtano davanti a tutti. Riempio i muri del paese con quelle tue fotografie da monachella. I miei amici sono persone per bene, rispettabili. Hanno moglie e figli. Non devono avere delle noie per una puttana come te.”

I ricordi, possono ucciderti o darti la forza di vivere.

Rosy passava tutto il suo tempo a ricordare. Era già morta da tanto tempo e rimaneva pur sempre aggrappata alla vita.

Quel ragazzo coi capelli lunghi, a sua madre non piaceva proprio.

“Puoi pretendere di meglio. Che puoi aspettarti da un moccioso che non sa spiaccicare una parola! Passeresti la vita a fare la sguattera e cambiare pannolini!”

Lui pianse quando lei lo lasciò, offendendolo a morte per costringerlo a non cercarla più.

Il sonno a volte tardava a venire.

“Oggi non è venuto nessuno, domani chissà.”

“Rosy, puttanella mia, non pretenderai che io ti mantenga gratis, con tutto quel che mi costi. Domani ti farò conoscere una persona che potrà offrirti un buon lavoro. Lui penserà a te e tu non avrai nulla da temere, ma alla fine di ogni giornata di lavoro gli pagherai il disturbo. E non provare a sgarrare….”

Cominciò così. Poi fu come cadere in un pozzo senza fondo. Sempre più giù….

Le doleva un po’ tutto, dalla testa alle gambe indolenzite. Troppi inverni all’addiaccio con i suoi vestiti “da lavoro”, troppe estati al caldo cocente. Per non parlare poi delle “gentilezze” dei suoi clienti. Quelle non mancavano mai.

Ad una puttana si può fare di tutto, non se ne accorge nemmeno.

Quel suo povero corpo violentato, distrutto, non le apparteneva più da tanto tempo.

“Adesso vattene e non farti più vedere, non mi servi più, non sei più buona a niente.”

Si addormentò.

C’era un vaso di gerani sul davanzale della finestra di cucina, che al primo sole del giorno si illuminava tutto di rosso. Il primo pensiero di Rosy al mattino era per lui. A forza di innaffiature la pianta era cresciuta a dismisura, diventando un pericolo costante per gli ignari passanti.

Quando prendeva il caffè, Rosy si sedeva su una sedia accanto alla finestra, lasciava che la gatta le saltasse in grembo, e, carezzandola, si riguardava il suo fiore.

Anche lui era appassionato di fiori. I balconi di casa sua ne erano pieni. Non aveva nessuno e nient’altro a cui dedicarsi. Così le aveva detto, nelle loro lunghe conversazioni.

Rosy lo vedeva passare e ripassare con la sua bicicletta bianca, fingendo di guardare da un’altra parte. Un giorno, inevitabilmente, finì con le ruote sul ciglio della strada e cadde nella cunetta che la costeggiava.

La chiamava “signora” e le dava del “lei”. Quella prima volta Rosy dovette fare l’infermiera, gratis, e tenergli ferma la bicicletta mentre lui raddrizzava la ruota davanti. Il giorno dopo il ciclista ritornò, con la scusa che non l’aveva ringraziata adeguatamente. Da allora, e per molto tempo, ritornò tutte le settimane.

Appoggiava la bicicletta ad un pino, la chiudeva con un catenaccio che avrebbe potuto ancorare una nave e si avviava verso di lei, che nel frattempo, in piedi accanto alla sua sedia di vimini, aveva cercato di tirarsi più giù possibile la gonna e chiudersi alla meglio la camicetta sul davanti

Passavano la maggior parte del tempo a parlare. Lui delle sue giornate e della sua vita, a partire da quando da ragazzo andava a scuola in pantaloni corti e d’inverno il freddo gli gelava le gambe. Lei dei figli che non aveva e che desiderava, della casa che sognava, di tutto quello che le mancava.

Una sera, guardando la televisione, Rosy si accorse di voler bene a quell’uomo.

Dal giorno successivo non se la sentì più di riscuotere da lui il suo “onorario” e diventò molto più affettuosa. Si convinse che anche lui le volesse bene. I loro incontri diventarono sempre più lunghi.

Lo strano cambiamento di Rosy e il vistoso calo delle entrate non sfuggirono a chi “vigilava”. Non fu difficile scoprirne il motivo.

Qualche giorno dopo il ciclista, mentre stava spiegando a Rosy perché gli aquiloni che faceva da ragazzo volassero più in alto degli altri, vide sbucare dalla pineta due uomini.

Con la massima disinvoltura uno di loro prese la bicicletta e, sotto gli occhi allibiti del proprietario, la scaraventò con tutto il catenaccio in un fosso, tra l’altro pieno d’acqua per le recenti piogge. Poi preso il malcapitato per il collo, gli spiegò con fare molto convincente, che non era proprio il caso che lui si facesse più vedere da quelle parti.

L’uomo si convinse subito. Chiese scusa per il disturbo arrecato e scomparve, a piedi.

Per Rosy fu molto più dura. Per qualche giorno non si presentò al lavoro, e quando lo fece, ne fu subito evidente il motivo.

Molta gente passava la sera per quella strada e Rosy la si poteva trovare sempre lì, sulla sua sedia di vimini al limitar della pineta. Rosy la puttana. Una nullità.

 

inizio pagina