I rosicchi

Se non fosse per me voi sareste all’angolo della strada a chiedere l’elemosina” soleva ripetere. E il senso del risparmio Rita ce l’aveva davvero. Qualunque fosse la scelta da compiere, prima si consultava con lui e poi decideva.

Risparmiare la rendeva felice, la faceva sentire realizzata. Risparmiare era la missione che il destino le aveva affidato per salvare dal lastrico gli sprovveduti della sua famiglia.

E nel momento della spesa domestica Rita e il Senso del Risparmio si esprimevano al meglio.

Già la scelta del supermercato non era cosa da poco. Rita si teneva costantemente aggiornata di tutte le promozioni, le offerte, gli sconti, le facilitazioni, le emissioni di punti premio praticate da tutti i supermercati del circondario. Quello prescelto per la spesa era ovviamente quello che in quel momento faceva le offerte più convenienti.

Per gli acquisti poi Rita aveva una strategia molto personale e rivoluzionaria. A differenza delle comuni donnette, che si perdono nel supermercato a cercare le cose per il desinare in base ai gusti ed alle esigenze dei familiari, Rita e il Senso del Risparmio andavano diritti alle offerte del giorno, ai prodotti superscontati, alle offerte per i soci. Di qualunque cosa si trattasse, purchè commestibili e supereconomici, andavano bene. Erano i familiari che dovevano adeguarsi. Per il loro bene, naturalmente.

E così il desinare a pranzo e a cena era costituito da Golosette, Involtini, Croccantelle, Bocconcini della nonna, Saporelli e cose simili, generalmente avanzi di magazzino invenduti smerciati sottocosto per levarseli di torno.

Classico era il “ tre al prezzo di due”. A questo Rita non sapeva resistere, e con il “ tre al prezzo di due”, acquistava carrellate di prodotti che per settimane allietavano il desco familiare e sfamavano gli sprovveduti affidatigli dal destino. Che non apprezzavano, come sempre succede. Osavano anzi dire che se al supermercato avessero venduto giraffe, “tre al prezzo di due”, lei sarebbe tornata a casa con almeno una dozzina di giraffe al guinzaglio.

Per i “rosicchi” c’è un discorso a parte. A Rita piaceva moltissimo rosicchiare le ossa delle pietanze a base di carne, chiunque fosse stato l’originario proprietario.

I “rosicchi” erano per lei una vera delizia, una cosa “speciale” come usavano dire i suoi genitori, guardacaso “rosicchiatori” accaniti.

“Meglio un rosicchio che un’intera bistecca, c’è più soddisfazione” ripeteva spesso l’ugolina nel bel mezzo del suo fiero pasto.

E, quando si dice la fortuna, vicino casa c’era un supermercato che a un prezzo irrisorio vendeva confezioni di tale prodotto. Non si sa bene per quale uso. Nella migliore delle ipotesi per i cinesi, che pare ne vadano matti, e per gli extracomunitari per non dimenticare il sapore della carne.

Rita che ovviamente non apparteneva né alla prima né alla seconda categoria di estimatori, aveva il suo bel daffare per non lasciarsi scappare i suoi rosicchi. Aspettava in gloria davanti al reparto di macelleria e, sgomitando con i suoi concorrenti, ne faceva incetta per quanto possibile.

Il problema si presentava però alla cassa, al momento del pagamento. Il fatto è che Rita si sentiva un po’ a disagio con il suo mucchio d’ossa sul bancone, con tutta la gente in fila che osservava curiosa e indagatrice. Come se lei fosse la responsabile di quel massacro.

Allora puntualmente tirava fuori la storia lacrimevole dei cani.

“Ho due cani a casa. Povere bestie, trovate per strada. Anche loro hanno diritto di vivere…Pensi che una l’ho anche fatta operare, perché era andata sotto una macchina. Che dovevo fare, lasciarla morire?” e così via.

Ormai tutte le commesse del supermercato la conoscevano a memoria e annuivano comprensive.

Poi, terminata la recita, Rita con i suoi sacchi d’ossa tornava a casa felice.

 

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