Al ristorante

Ristorante 1

“Perché non vi prendete un po’ di svago ? ” suggerì l’amico che ospitava i due italiani e la piccola indigena. Il buon uomo, molto importante da quelle parti e danaroso, era sinceramente afflitto, oltre che per l’impossibilità di frequentare adeguatamente l’amante di turno a causa dell’imbarazzante presenza degli ospiti, anche per il travaglio continuo dei due aspiranti genitori .

“Avete una pazienza francescana“, soleva ripetere, come se della regola dei fraticelli egli fosse esperto conoscitore ed assiduo praticante.

“C’è un ristorante, qui vicino dove si mangia discretamente. E’ un buon locale, frequentato da gente “bene” . Se volete, prenoto per voi.”

L’invito fu accolto, non senza esitazione. I due piccolissimi borghesi d’oltreoceano avrebbero incontrato qualche esemplare della buona società centroamericana.

Tovaglie rosse e candele accese, anche se di giorno, come fece notare mamma Rita sempre sensibile agli sprechi, tucano in gabbia per un pizzico di esotico che non guasta mai.

I convitati, stranamente tutti bianchi e molto eleganti, come si conviene, pranzavano, ma senza impegnarsi troppo, già paghi dell’essere lì, in fraterna compartecipazione, modestamente consapevoli del loro esistere.

Mamma Rita indossava per l’occasione un completino giallo verde e rosso con camicetta di cotonina annodata sul davanti e pantaloncini corti. “ Un vero affare “ aveva sentenziato al momento dell’acquisto su una bancarella. Il marito, dal canto suo, esibiva jeans e una camicia a scacchi verdi, perché l’altra, la preferita a scacchi rossi, era in bucato.

Un po’ smarrimento serpeggiò tra i presenti quando la coppia così addobbata, con la piccola indigena al seguito, si inoltrò tra i tavoli. Ma si ripresero, e tornarono alla loro quieta conversazione ed al pranzo, di doverosa consumazione dal momento che erano lì.

Il piccolo tesoro quel giorno, almeno fino ad allora, era “in buona”. Prese posto al tavolo accanto ai due aspiranti ed aspettò pazientemente. Per circa mezzo minuto. Poi non resse più.

Cominciò a sperimentare le posizioni più stravaganti sulla sedia, mentre gli aspiranti genitori, cercando di non dare troppo nell’occhio, si affannavano a tenerla ferma,  poi rivolse la sua attenzione alla tovaglia, ai piatti, alle posate e a tutto quanto si trovasse a tiro. Alla fine, insoddisfatta e indispettita, decise di trasferirsi sotto il tavolo, lontano da occhi indiscreti e dalle mani dei due impiccioni.

E la’ sotto, finalmente a suo agio, potè mettersi un po’ in libertà. Si tolse le scarpe e i calzini e, per non lasciare tutto in giro, come le hermanas le avevano insegnato, li ripose sul tavolo, precisamente dentro il piatto di mamma Rita. Poi, finalmente libera, cominciò a rotolarsi felice sul pavimento, come lei sola sapeva fare.

Il cameriere, con molto sussiego si apprestava a versare la “sopita de la casa” ai due nuovi arrivati.

I commensali dei tavoli vicini, con signorile distacco, continuavano la consumazione fingendo di non accorgersi della nefandezza e mascherando dietro un’aria serafica il profondo schifo.

I due italiani, con accorata nostalgia, pensavano alla patria lontana.

Il tucano nella gabbia, con aria indifferente, si chiedeva se stare ancora un pò in quella posizione o se girarsi dall’altra parte..

Ristorante 2

C’erano tanti cinesi in CostaRica. L’insigne amico dei due italiani aveva spiegato che erano stati fatti arrivare in massa come mano d’opera agli inizi del secolo per la costruzione della ferrovia da S. Josè a Limon, sulla costa atlantica. Poi erano rimasti ed avevano prolificato. Molti avevano aperto dei ristoranti, cinesi per l’appunto.

“Il Costarica è così - aveva aggiunto orgogliosamente l’insigne – sono venuti da tutte le parti del mondo, europei, asiatici, nord americani. Poi una volta qui sono diventati costaricani e basta. Tutti figli di una stessa patria.”

“Sfortunati gli indios Guatuso e Talamanca a essere nati proprio lì - avrebbe potuto commentare qualche maligno - adesso vivono in quasi-riserve, specie protetta ormai in estinzione.”

Mamma Rita era tornata a casa con lo hijo natural lasciando il consorte nella disperazione con il piccolo tesoro nell’attesa che anch’essi, a documenti pronti, potessero spiccare il volo.

La partenza si era resa necessaria. Lo hijo, provetto scout del Pisa 3, aveva un’uscita di reparto di li a poco.

“E’ un ragazzo senza cervello - aveva detto la madre - sarebbe capace di uscire lasciando la porta di casa aperta, con tutti i ladri che ci sono in giro!”

E così, coscienziosamente, aveva affrontato la trasvolata atlantica per andare a chiudere la porta, caso mai l’avesse lasciata aperta.

Notando la solitudine disperata dell’aspirante padre, e già di migliore umore pregustando il ritorno a tempo pieno all’amante per l’ormai prossima partenza degli ospiti, il padrone di casa lanciò con euforia la proposta: “Oggi si va tutti al ristorante cinese!”.

L’aspirante, memore di recenti trascorsi, avrebbe cortesemente rifiutato, se ne avesse avuto la forza, ma non gli n’era rimasta più. Andarono.

Il piccolo tesoro quel giorno era di pessimo umore. Non c’era una cosa che gli andasse bene. Le picche e le ripicche si susseguivano come onde del mare. L’aspirante padre presagiva tempesta.

E tempesta fu. Quando fu il momento di sedersi al tavolo, la piccola rifiutò decisamente. Poi, alle caute, molto caute, insistenze del resto della famigliola, rinforzò il suo rifiuto con una sequenza di urla acutissime, da far gelare il sangue nelle vene ai commensali presenti, cinesi e non. Infine, in preda a singhiozzi irrefrenabili, si precipitò, come suo solito, sotto il tavolo dove ebbe modo di esprimersi  al meglio delle sue possibilità.

“Penso sia meglio non darle importanza e far finta di niente - suggerì saggiamente l’augusto ospite - vedrete che così le passerà subito.”

Così fu fatto e il pranzo ebbe inizio. E mentre i commensali prelevavano dal vassoio rotante del tavolo le prelibatezze cinesi per la degustazione, al piano di sotto era l’inferno: urla disumane e calci negli stinchi furono il tocco di originalità che rese quel pranzo al ristorante cinese indimenticabile..

La qual cosa durò esattamente per tutto il tempo del pranzo. Quando i commensali si alzarono per il commiato e la dipartita dalle lanterne rosse, come per incanto sotto il tavolo scese il silenzio. Poi un piccolo demone sgusciò fuori da sotto la tovaglia con gli occhi rossi e gonfi e con un rantolio roco si accodò alla comitiva.

 

inizio pagina