L'incontro

“No te quiero” fu il saluto di primo acchito. E tanto per essere chiara, rinforzò: “mala, fea, no te quiero.”

Però era carina con quel vestitino azzurro indossato per la grande occasione e i capelli corti e nerissimi pettinati con cura, mentre stringeva saldamente la mano della hermana. Gli occhi neri un pò contratti promettevano fuoco e fiamme alla prima mossa falsa della promessa mamma e la mano libera stretta a pugno non lasciava dubbi che le promesse sarebbero state mantenute.

L’Hogar Cristiano di Puntarenas ribolliva in quel primo pomeriggio di piena estate con le sue casette colorate dai nomi biblici, sparpagliate a cercare un po’ d’ombra sotto gli alberi di mango, la bianca cappella per la Vergine, dalle strane finestre senza vetri, i vialetti sterrati bordati di hibiscus fioriti . Ribollivano anche le suore nelle loro sottane blu e camicie candide inamidate, le bimbe vestite di dignitosa povertà e le iguana ozianti beate sui tetti e sui rami degli alberi . Mentre da tutto esalava un sano profumo di fiori, di borotalco sparso a piene mani, di umanissimo sudore ecclesiale ed infantile, e di minestra da poco cucinata.

E in quella fornace cento occhi scrutavano incuriositi la bimba dal vestitino azzurro accanto alla suora, la promessa mamma, accovacciata davanti a quegli occhi pestiferi, che le tendeva le mani, e il papà che balbettava qualche parola incomprensibile e senza senso, forte della solida preparazione linguistica derivantegli di uno studio accurato della lingua spagnola. Il promesso fratello, lo “hijo natural”, come era stato orgogliosamente presentato alle suore , osservava lo sviluppo degli eventi dalle retrovie non trascurando però di scrutare scientificamente e memorizzare aspetto e comportamenti di qualche iguana indigena nei paraggi..

Era stata un lungo viaggio. Prima tappa Milano, poi Madrid e il gran salto fino a Panama ed infine S.Josè in Costa Rica, la terra promessa. Un viaggio con la testa in subbuglio ripensando agli ultimi frenetici giorni e cercando di mettere un po’ d’ordine in quelli futuri. Senza dimenticare però, Rita, di porre mano nella borsetta ai “santini” più affidabili ad ogni decollo, ed il marito, da buon tecnico, di dare un’ascoltatina ogni tanto al rumore dei motori per verificare che tutto funzionasse a dovere.

Poi il Costa Rica si era spalancato davanti a loro. Era fatta! Finalmente a due passi dal piccolo tesoro che avrebbe loro teso le braccia chiamandoli “mamma”,”papà”.

 

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