Home

L'autore

Il paese

Link

Racconti

Buongiorno!

Alonso Gutierrez, torriere

 

Una vita di merda.

In questa torre tra la macchia, davanti a questo mare dove non succede mai niente, io Alonso, giovane hidalgo dalle belle speranze, notte tenebrosa di chi lo sfida e luce radiosa di chi lo ama, sto facendo una vita di merda.

Ringrazio dal profondo del cuore don Clemente, che Dio lo stramaledica.

"Alonsito, ragazzo mio - mi disse qualche tempo fa quello scarafaggio - tu non sei destinato a questo genere di vita. Le donne ti stanno uccidendo. Finirai tisico o morto ammazzato.

Sai quanti ne ho visti di giovani forti e belli come te ridotti a larve bavose strisciare nei lazzeretti, consumati nel corpo e nello spirito dalle donne. Dio tenga lontano da noi questi demoni! E quanti me ne hanno portati per l'Estrema Unzione, morti ammazzati in qualche vicolo da qualche marito permaloso.

Dammi retta Alonsito, allontanati per un po' da questa vita dissennata che, a parte tutto, ti condurrebbe diritto all'inferno. Tu meriti ben altro. Ascolta il consiglio di questo vecchio prete...

Conosco bene il comandante delle guardie. Con una mia parolina ti prenderebbe come torriere per qualche tempo in un posto lontano da qui. La vita sana nell'aria salubre e salmastra, lontano da questi demoni tentatori, ti guarirebbe nel corpo e nello spirito. Poi, se vorrai, dopo qualche anno potrai tornare. Ma non credo che lo farai. Vedrai che quella vita ti piacerà a tal punto che chiederai di restare.

Ascoltami, Alonsito. Ascoltami."

Ed io, che in vita mia ho sempre fatto di testa mia infischiandomene dei consigli degli altri, dei preti soprattutto, lo ascoltai. Ascoltai quel vecchio scarafaggio bavoso sputaconsigli. E ben mi sta.

Sulla mia tomba ci voglio scritto :"Alonso Gutierrez, morto ammazzato da una vita di merda"

 

Il mio capo è un cinghiale.

Non da sempre però. Una sera che era mezzo ubriaco e in vena di confidenze, mi ha rivelato tra le lacrime che fino a pochi anni prima lui era un caporale in servizio alla Fortezza. Si chiamava Felipe Juan Espinoza ed era un uomo. Poi, un giorno, mentre stava istruendo le reclute su come si arma un moschetto, gli era partito un colpo che gli aveva portato via di netto quanto di più caro aveva al mondo.

Non tutto, però,  si era affrettato a precisare, un pezzettino gli era rimasto... per pisciare.

Era guarito ma non se l'era più sentita di tornare tra i suoi soldati. Aveva allora chiesto di essere assegnato ad una torre dove poter macerare nella solitudine il suo immenso dolore per la perdita dell'amato congiunto.

Quando sono arrivato alla torre, la metamorfosi era già compiuta. Irsuto, straccione e puzzolente se ne stava a pancia all'aria sul suo giaciglio pensando forse a quel tempo e a quella cosa che non c'erano più.

"Alonso Gutierrez" gli ho detto presentandomi.

Per tutta risposta il cinghiale ha grugnito.

E da quel giaciglio non si è praticamento mai mosso. Si alza solo per mangiare, per pisciare tra le lacrime e per cacare. Nient'altro.

Io per dormire ho trasferito il mio giaciglio al piano di sotto.

 

Il Giglio e Giannutri. Giannutri e il Giglio. Il Giglio e Giannutri. Qualche volta Montecristo. A tutte le ore del giorno, tutti i giorni dell'anno....per l'eternità.

Adelina mi voleva tanto bene. Lei aveva un cuore grande così. E anche le puppe. Io cercavo di alleviare come potevo la solitudine in cui suo marito, uomo gretto e volgare che vendeva tessuti al mercato, l'aveva relegata.

Dopo aver fatto il mio dovere, io poggiavo il capo sulle sue grazie e lei mi diceva, carezzandomi i capelli:

"Bravo Alonsito, sei stato proprio bravo. Ora riposa un po' qui, sul mio seno. Adelina veglierà su di te"

Anch'io volevo tanto bene ad Adelina. Certo non solo a lei, ma a lei più delle altre. Lei era la preferita, aveva le più belle puppe della città. Ma quello che mi ha fatto quel giorno non glielo perdonerò mai. Non ha vegliato a sufficienza. Quando il cornuto è rientrato a casa, ci ha trovato addormentati tutti e due come angioletti.

Un demonio è diventato quell'uomo, un demonio. Neanche gli avessi fatto chissacchè. Mi sono dovuto rifugiare in chiesa, dove tra l'altro avevo giurato che non avrei mai messo piede e dove quello scarafaggio di don Clemente era pronto con il suo saggio consiglio..

Ma Adelina era speciale. Io l'amo ancora. Chi me le dirà adesso le sue dolci parole? Chi le carezze e le sue puppe meravigliose?

 

L'altro giorno il cinghiale era più depresso del solito. Contrariamente alle sue abitudini se ne stava sul suo giaciglio a pancia in giù, con le braccia penzoloni da una parte e dall'altra del tavolaccio.

Ho pensato che in quelle condizioni sarebbe stato più remissivo e accondiscendente.

"Senti, Felipe - gli ho detto - converrai con me che la nostra situazione qui alla torre non è delle migliori.

Guarda che non intendo lamentarmi. Per carità, non mi permetterei mai. Però ti sarai accorto anche tu, con la tua squisita sensibilità, che qui manca...come dire.. la grazia, la dolcezza, il calore di una presenza femminile.

Che ne dici se qui alla torre ci portiamo una puttana? Potrebbe stare qui con noi e renderci la vita un po' più gradevole. Sono sicuro che anche tu... ne avresti un sensibile giovamento.

Che ne dici Felipe? Tanto, chi se ne accorgerebbe? Qui non viene mai nessuno.

Una puttana disponibile giù al paese la troviamo. Non credere Felipe, al mondo c'è tanta gente buona e comprensiva. Sono sicuro che la troviamo."

Il cinghiale non si è fatto nè in qua nè in là. Con la faccia sempre rivolta al muro ha grugnito:

"Qui le puttane non ci mettono piede. E ricordati che qui il capo sono io".

Con i cinghiali non si ragiona.

 

Ieri, mentre pisciavo dalla terrazza, ho visto all'orizzonte un puntino bianco. Poi due.

Sono stato per un po' a guardare e i due puntini si sono trasformati in due vele. Dapprima piccole piccole, poi sempre più grandi.

Ho avuto un sobbalzo al cuore.

"Ti prego Dio - ho implorato - fa che siano loro. Fa che vengano proprio qui, con gli schioppi e le scimitarre. Che ci provino a scalare questa torre.

Alonso Gutierrez è pronto alla lotta. Questo cocuzzolo di monte diventerà un cimitero di turchi. Li ammazzerò tutti, li sbudellerò, li squarterò. Li farò a pezzi e li butterò giù a mare. Rosso lo voglio vedere questo mare. Rosso del loro sangue schifoso".

Sono corso giù a precipizio per la scala ad avvertire il cinghiale.

"Ci siamo capo! Questa volta ci siamo davvero. Stanno arrivando!"

Lui non si è nemmeno voltato.

"Non me ne frega un cazzo - ha risposto - ed ora vattene che devo cacare."

Io i cinghiali non li capirò mai.

Non erano loro. Erano i fratelli  Esposito che pescavano a paranza.

Stronzi, per me lo fanno apposta.

 

Stamani il mio capo era disperato.

"Sai Alonso -mi ha detto con le lacrime agli occhi -la donna che avevo prima, Annunziata si chiama, mi ha fatto sapere che mi riprenderebbe con sè anche così come sono. Forse la conosci Annunziata. La figlia di Didimo, quello che è sempre ubriaco. Abita proprio sotto la Fortezza. Lei mi ha chiesto di tornare. Mi ha detto che mi vuole tanto bene e non può vivere senza di me.

Ma come faccio, Alonso?  Lei è bella e prosperosa. E' una cavalla da monta, credimi,  ed io... senza quello.. che farei? La sera le canterei la ninna nanna?"

"Ti capisco, amico mio. Ti capisco. Io ho il problema opposto al tuo.

Io quello ce l'ho, ma è la cavalla da monta che in questo momento mi manca.

Non so proprio che dirti. Certo che con una donna accanto la tua vita sarebbe meno  disperata di adesso. Se poi ti vuole tanto bene, come dice..

Una cosa posso dirti. Se il tuo problema è di soddisfare la cavalla, se vuoi, io posso aiutarti. Sarebbe ovviamente una cosa che rimarrebbe tra noi tre...

Per amicizia si fa questo ed altro. Ed io ti sono amico, Felipe, tu lo sai."

"Io ti ucciderò Alonso. Se provi a rifarmi un discorso come questo, ti ucciderò. E stai attento, che sono capace di farlo. Tanto passare la vita qui o in galera è lo stesso"

Ed io che pensavo di avergli detto una cosa gradita...

Un'altra cosa ho imparato sui cinghiali. Sono permalosi ed irascibili. Meglio starne alla larga.

 

Il mio capo non ama il mare.  Dice che tutta quell'acqua gli da' un senso di nausea.

Stamani perciò mi ha stupito.

"Scendo giù al mare" mi ha detto. Era appena l'alba, ed io nel dormiveglia ancora trepidavo tra le braccia candide di Adelina.

"A far che?" gli ho chiesto

"Ad affogarmi - mi ha risposto - Che ci sto a fare al mondo? "

"Sei pazzo? Non farlo.  Scendere al mare da qui è pura follia . Ti romperai l'osso del collo nella scarpata. Per fare quello che vuoi ci sono modi più tranquilli e meno faticosi. Non farlo, dammi ascolto."

Ma come sempre lui non mi ha ascoltato.

"Ora il capo qui alla torre sei tu" ha aggiunto avviandosi giù per la discesa incontro al suo triste destino.

Che evidentemente non ha incontrato. Verso l'ora di pranzo era di ritorno.

"Beh?"

"L'acqua era troppo bassa" ha detto asciugandosi il sudore e i graffi di rovo sulle gambe.

"Bastava fare due bracciate e andare un po' al largo" gli ho fatto notare.

"Non so nuotare - ha risposto salendo stancamente la scala - E ricordati che da adesso il capo qui alla torre sono di nuovo io"

Promosso e degradato nello spazio di una mattina.

Oggi ho imparato che i cinghiali sono inaffidabili .... e non sanno nemmeno nuotare.

 

 

Il Giglio e Giannutri. Giannutri e il Giglio. Il Giglio e Giannutri. Qualche volta Montecristo.

Adelina, dove sei ?

Che vita di merda...

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti