La Marchesina

Venne il giorno in cui il Cav. Silvio Berlusconi ritenne che gli uomini di Pisa dovessero avere un nuovo supermercato. Tra le insegne sfarzose e luci al neon del Centro Commerciale di Cisanello, preceduta da un lancio pubblicitario senza precedenti, vide così la luce La Standa.

Era un caldo giorno di prima estate e Rita, sempre molto attenta a tutto ciò che succedeva in fatto di mercati e supermercati, già da molto tempo viveva nell’attesa.

Quando ebbe notizia dell’evento, presagendo in cuor suo forti sconti e offerte promozionali straordinarie, precettò il recalcitrante marito e senza indugio si recò per i suoi primi acquisti in quel luogo di meraviglie. Con l’auto, per portar via quanto più poteva.

Fu una spesa indimenticabile.. Croccantelle alla turca, Succhiotti della massaia, Bastoncini del carabiniere, Golosini ripieni, Pistolotti del contadino, Yogurth del marinaio e tante altre delizie a prezzi superscontati, sull’onda di una musica paradisiaca di sottofondo, si riversarono nel carrello riempiendolo fino all’inverosimile. La famiglia avrebbe avuto da sfamarsi per un mese.

Giunse però il doloroso momento del distacco. Rita, rimuginando tra sé e sé perché mai non avessero inventato carrelli più capienti, si avviò all’uscita, con il marito al seguito, come sempre sospeso nel suo piccolo limbo personale.

Ma la benevolenza del Cavaliere quel giorno non aveva limiti. Appena varcata la cassa, un addetto, forse un angelo, vestito elegantemente da pinguino e con raffinatezza tipicamente padana, offrì in omaggio alla nuova cliente una bottiglia di spumante. L’etichetta non lasciava dubbi sulla qualità: “La Marchesina”.

Rita si commosse. In vita sua aveva conosciuto sconti di tutti i tipi, le promozioni più scandalose, ma mai le era stato fatto un dono più gradito, una bottiglia di spumante gratis.

Ma si riprese, e il ragioniere che si nascondeva in lei ben presto realizzò:

1 spesa = 1 bottiglia di spumante, quindi: 20 spese = 20 bottiglie di spumante

Pensata e fatta. Con il paziente marito in attesa nell’auto che provvedeva a sistemare le bottiglie via via che arrivavano, Rita per tutto il pomeriggio entrò e uscì dal supermercato: uno spazzolino da denti ed una bottiglia, una scatola di formaggini ed un’altra bottiglia, una confezione di wusterl ed un’altra bottiglia ancora, e così via fino al calar della sera.

Giunta a casa, con il cuore traboccante di gioia, vuotò un paio di pensili della cucina e li riempì con le bottiglie, allineandole ben bene, con l'etichetta "La Marchesina" ben in vista sul davanti.

E un giorno giunse il momento dell’assaggio. “Oggi ci stappiamo una bella bottiglia di Marchesina!” disse trionfalmente Rita avviandosi verso il mobile da cucina trasformato in cantina “Ce la meritiamo.”

I giudizi su quel primo assaggio non furono però molto concordanti. “Buonissimo!” Sentenziò Rita che dopo tutta la fatica per procurarsi la bottiglia avrebbe trovato squisito anche l’olio di ricino.

“Disgustoso!” commentò Gabriele che con molto anticipo sui tempi già sentiva odore di zolfo in prossimità di ogni cosa che avesse a che fare con Silvio Berlusconi.

“Sa’ un pochino di varechina, ma appena appena” azzardò il marito che per sopravvivere in famiglia aveva fatto della diplomazia e del compromesso la sua regola di vita.

Alla seconda bottiglia, qualche giorno dopo, i giudizi si accostarono. “Effettivamente non è gran chè – concesse Rita – ma non esageriamo. Si può bere!”

“Disgustoso” ribadì Gabriele, sempre alle prese con l’odore di zolfo che lo perseguitava.

“Sa proprio di varechina.” rinforzò il marito, confortato dalle valutazioni espresse dagli altri.

Alla terza bottiglia i giudizi si livellarono su un condiviso “Fa’ proprio schifo.”

“Ma non è un problema – aggiunse Rita, sempre piena di risorse – le regaliamo. Così ce ne liberiamo e facciamo anche bella figura.”

Così fu, e l’occasione per le donazioni furono le ormai prossime feste di Natale.

I primi destinatari furono i genitori e la sorella del marito. Toccò poi ai vicini di casa “Un pensierino per voi e tanti auguri di buone feste” diceva Rita porgendo La Marchesina addobbata in versione natalizia.

Venne poi il turno degli amici scout dei figli. Gli scout, si sa, sono soliti rinvigorire lo spirito di reparto con colazioni e festicciole a base di dolci e vivande preparate dalle mamme. Quale occasione migliore per Rita?

Un dolcetto ed una bottiglia di spumante e i figli, poveri innocenti, erano sistemati. “Andate, andate..”. E una bottiglia in meno da dover rifilare.

Non durò molto. Gli scout sono animi semplici, ma non del tutto sprovveduti

“Nooo! La Marchesina no!” era l’accoglienza, sull’esperienza di un primo assaggio.

Rita dovette rinunciare altrimenti i figli, dissero, si sarebbero ritirati dall’associazione.

Intanto con il passaparola la notizia sulla Marchesina di Rita si era diffusa in tutto il quartiere e buona parte del volontariato pisano.

Gli ultimi tentativi Rita, ormai sfiduciata, li fece con qualche amico dei figli invitato a pranzo. “Gradisci un bicchierino di spumante?” “No, grazie” era la risposta, cortese ma decisa, accompagnata da un gesto inequivocabile della mano.

Rinunciò.

Da allora Rita per un po’ di tempo girò in auto portandosi dietro un paio di bottiglie di quel famoso spumante. Le offriva, o almeno ci provava, ai lavavetri o zingari agli incroci delle strade.

 

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