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Porto Santo Stefano da ricordare

Buongiorno!

Porto Santo Stefano - 26 ottobre 1946

 

 

La casa della famiglia Milani era stata costruita poco distante dal Fosso del Campone, un fosso che da San Pietro convoglia a mare le acque piovane che defluiscono giù dal monte.

In quel tempo di primo dopoguerra, con i santostefanesi impegnati nella ricostruzione del paese distrutto dai bombardamenti e stremati da una epidemia di tifo che non voleva finire, il fosso versava probabilmente nell’incuria più completa. Benchè modesta e senza troppe pretese di solidità la casa ospitava una famiglia di nove persone: padre, madre e sette figli. Il padre, contadino, coltivava un podere poco distante. La guerra era finita, grazie a Dio, ed anche se il tifo ancora imperversava si poteva ricominciare a vivere, con un po’ di serenità… e con tanta fatica. Con sette figli da tirar su...

Era stato un giorno di pioggia, con tuoni e lampi a non finire, e tutta la famiglia Milani se n'era rimasta chiusa in casa sperando che quel tempaccio passasse presto. Ma non fu così, anzi in serata la pioggia si trasformò in un vero nubifragio. Acqua scrosciava giù dal cielo e acqua scorreva tumultuosamente a terra scendendo giù dal pendio del Pispino.

A notte la situazione diventò veramente preoccupante. Il Fosso, stracolmo e invaso da tronchi, arbusti e detriti trasportati dall'acqua giù dal monte non si distingueva più nella marea d'acqua che dilagava tumultuosamente ovunque.

Possiamo provare a immaginare quella famiglia sotto il diluvio:

il Milani scuro in volto, nervoso e preoccupato che andava su e giù per le stanze, si soffermava alle finestre a guardar fuori l'acqua che dilagava intorno alla casa e la pioggia che continuava a scrosciare.

la moglie con in braccio il figlio più piccolo, 7 mesi, che guardava il marito, sperando in una parola che la tranquillizzasse…

i figli impauriti che si stringevano a lei.

E tutto intorno, nelle stanze buie appena rischiarate dalla luce delle candele, il rombo assordante della pioggia, i tonfi dei detriti, arbusti e altro che l'acqua , sbatteva contro le pareti della casa.

Non ci fu scampo per quella famiglia. Una valanga d'acqua si abbattè improvvisamente sulla casa squarciandola e trascinando via le persone al suo interno.

Perirono il padre e sei dei sette figli. La settima si salvò perchè quel giorno si trovava a Livorno. La madre sopravvisse: la trovarono in un prato il giorno dopo, priva di sensi e malconcia, ma viva.

I ragazzi riposano da allora al Campone, non lontano da dove si verificò la tragedia, tra il padre e la madre che li raggiunse molti ani dopo.

Il più grande era Silve, di 17 anni. Venivano poi Santi di 10 anni, Alfredo di 8, Adorno di 6, Teresa di 4.

Il padre si chiamava Angelo ed aveva 44 anni. La madre Fidalma morì nel 1991.

 

Da: Il Tirreno del Lunedi n° 43 del 28 ottobre 1946

 

Da il Tirreno n° 252 del 29 ottobre 1946

Da il Tirreno n° 253 del 30 ottobre 1946

 

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti