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Porto Santo Stefano da ricordare

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Porto Santo Stefano piazzaforte della Wehrmacht

 

"..E' stato bombardato da aerei alleati  Porto Santo Stefano, "piazzaforte" tedesca in Italia..." così Radio Londra, stando a quanto riferiscono quei pochi audaci che osavano ascoltarla.

1943 - Alcuni soldati della Wehrmacht sul molo. Dietro di loro una nave da trasporto civile militarizzata con verniciatura mimetica ed armata. Visibile una cannone sulla tolda a prua. Sullo sfondo la Capitaneria di Porto della Pilarella

A parte la "leggera" esagerazione per enfatizzare i successi degli ormai prossimi vincitori e insieme giustificare la distruzione di un tranquillo paese di pescatori e vignaioli, Porto Santo Stefano costituiva in effetti per i tedeschi una base logistica molto importante.

Motozattere alla banchina del Valle (8.12.1943)

Motozattera al pontile di Port'Ercole (20.3.44)

.

La Wehrmacht la realizzò nel mese di ottobre del 1943 trasferendovi una Hafen-Kampf-Kompanie fino ad allora stazionante in Sardegna a presidio del porto di Olbia e che da tale città aveva preso il nome: Hafen-Kampf-Kompanie-Olbia.

Le Hafen-Kampf-Kompanie erano unità militari molto piccole che avevano il compito specifico di presidiare località portuali ( Hafen = porto ) in cui vi si svolgesse un'attività della Kriegsmarine.

Erano costituite da un numero limitato di militari (100 -150) che oltre al presidio vero e proprio della località, si occupavano dell'inquadramento ed organizzazione di lavoratori civili per per le operazioni portuali necessarie.

L'armamento delle unità era generalmente modesto, comunque adeguato all'importanza ed alle esigenze difensive della località

 

Il trasferimento all'Argentario, con base principale a Porto Santo Stefano, avvenne nel contesto più generale del ritiro delle forze tedesche dalla Sardegna e del riposizionamento della 90^ Division Panzergrenadier che la presidiava, passando per la Corsica e Piombino, a difesa della Linea Gustav, in quel momento soggetta a fortissima pressione dalle forze alleate che stavano risalendo la penisola.

La disponibilità di una base logistica affacciata sul Tirreno si era resa indispensabile in quanto i continui bombardamenti delle linee e stazioni ferroviarie e della rete stradale avevano reso praticamente impossibile inviare materiali e truppe via terra.

Il trasporto via mare rimaneva la soluzione più affidabile e con maggiori probabilità di successo (....The nazis have been attempting to ship supplies to the front by water since bombs from units of the mediterranean allied air forces have systematically cut rail lines leading south...).

 

 

La Linea Gustav o "linea invernale" fu una linea fortificata difensiva approntata in Italia con disposizione di Hitler del 4 ottobre 1943  durante la campagna d'Italia. Essa divideva in due la penisola italiana: a nord vi era il territorio controllato dalle truppe tedesche coadiuvate da quelle della Repubblica Sociale Italiana, a sud gli Alleati.
Si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona sull'Adriatico.

Fu sfondata nel maggio del '44 dalle armate alleate al comando del gen Alexander.

Porto Santo Stefano, ed in misura molto minore Port'Ercole, furono pertanto attrezzati dai

tedeschi, nel mese di ottobre del '43,  a basi per la raccolta e lo smistamento di materiali indispensabili agli uomini impegnati sul territorio controllato e particolarmente sul fronte meridionale.

Lo spostamento del materiale via mare avveniva mediante un naviglio che comprendeva, oltre a natanti civili requisiti ed attrezzati, anche un consistente numero di bettoline e motozattere (landungsboot) capaci di un notevole carico e dotate di un modesto armamento.

Motozattera  tipo "Marinefährprahm"

Stazza:

220-239 t

Lunghezza:

47.04-49.84 m

Larghezza:

6.53-6.59 m

Propulsione:

3 Motori Diesel 390 HP

Velocità:

10.5 nodi (a pieno carico)

Range:

max. 1340 miglia a 7 nodi

Capacità:

85-140 t

Armamento:

Diverso nelle varie versioni

Presente in varie unità a Porto Santo Stefano e Porto Ercole durante la seconda guerra mondiale

E' stata la motozattera di maggiori dimensioni e con più grande capacità di carico costruita dai tedeschi. Ha avuto grande diffusione  nel Mediterraneo e negli altri teatri di guerra, in vari ruoli: nave da trasporto, posamine, nave scorta, cannoniera.

Un portellone anteriore ribaltabile consentiva agevolmente lo sbarco di materiali, mezzi e truppe su approdi non attrezzati.

 

Il materiale scaricato dalle motozattere, proveniente da centri di smistamento importanti, in particolare La Spezia, veniva trasportato mediante camion ad un centro di raccolta situato in Feniglia. Da qui veniva poi inoltrato dove richiesto.

Gran parte di questo materiale, particolarmente generi alimentari abbandonati dai tedeschi in precipitosa ritirata verso il nord, fece poi la felicità di molti santostefanesi e portercolesi, stremati dalla lunga "carestia" bellica.

Centri militari particolarmente importanti erano il Deposito Carburanti al Campone, controllato dai tedeschi, il Forte del Pozzarello ed il Siluripedio alla Pilarella. Quest'ultimo, sebbene inaugurato il 29 giugno 1943, non potè mai diventare pienamente operativo per la distruzione, da parte degli alleati, del silurificio della Motofides di Livorno, i cui siluri doveva provare e collaudare, e successivamente di esso stesso per i bombardamenti su Porto Santo Stefano iniziati l'8 dicembre.

Cannone 88 mm Flak

Cannone 37 mm Flak

La difesa della "piazzaforte" di Porto Santo Stefano era affidata ad una ben strutturata batteria contraerea a Lividonia (cannoni 88 mm) ed altre al Pozzarello, Santa Liberata, in Feniglia e a Calagrande (37 mm), più le armi di bordo delle motozattere.

La presenza delle truppe tedesche a Porto Santo Stefano si protrasse fino ai primi giorni di giugno del 1944, quando, stremate e decimate dai numerosi bombardamenti, sicuramente non più in condizioni di poter svolgere le funzioni assegnate, lasciarono il paese ripiegando verso nord.

Qualche giorno dopo pattuglie di ricognizione del 143rd Infantry Regiment (US), che stava risalendo la penisola lungo la Via Aurelia, entrarono in Porto Santo Stefano.

Nel maggio precedente le truppe alleate al comando del generale Alexander avevano sfondato la linea Gustav.

Le armate tedesche stavano ripiegando a nord dove, all'altezza delle Api Apuane, avrebbero costituito nell'inverno di quell'anno una nuova linea difensiva: la linea Gotica.

Nei pochi mesi della loro presenza sull'Argentario il comportamento dei tedeschi verso i civili non fu particolarmente opprimente o repressivo. Nonostante il diffuso sentimento di diffidenza e rancore conseguente alla rottura dell'alleanza italo-tedesca dell'8 settembre i soldati si astennero da forme di rivalsa e di violenza verso la popolazione. Al contrario non furono rari rapporti amichevoli a livello personale tra i soldati ed i paesani.

Contrasti ed atti di imposizione violenta sorgevano quando venivano effettuati rastrellamenti per il reperimento di manodopera per le operazioni portuali di carico e scarico materiali. Tali rastrellamenti, a cui peraltro i paesani erano molto abili a sottrarsi alle prime avvisaglie o che, quando ciò non risultava possibile, subivano con rassegnazione, non sfociarono, tranne forse in un caso, in forme di acuta violenza.

I santostefanesi e i soldati tedeschi, tra l'altro, al di la' di considerazioni politiche e militari, in quel momento avevano un comune, immediato e micidiale nemico: le bombe anglo-americane.

 

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti