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La tragedia del Panigaglia - Operazioni di soccorso

 

Da "Assemblea Costituente":  Relazione del Ministro della Difesa Mario Cingolani (2 luglio 1947)

 

...mi sono recato sul posto ieri sera e per tutta la notte ho assistito ai tentativi di innalzamento della poppa del relitto della nave saltata in aria. Posso dire che tanto da parte degli elementi della Marina che dell'Esercito, come da parte di marinai civili, è stato fatto tutto quello che si poteva per tentare di penetrare nella poppa della nave affondata.
La voce che si era sparsa, e che sembrava seria, che fossero rinchiusi nella poppa e protetti da una bolla d'aria cinque superstiti, è purtroppo priva di ogni fondamento.
Il lavoro fatto per portare a salvamento l'unico sopravvissuto, tale Salvatore Somma, militarizzato, è stato intensissimo. La perforazione della lamiera è stata fatta con molta difficoltà, anche perchè le scintille e il fumo arrivavano all'interno del piccolissimo locale ripieno di rottami di macchine, nel quale si sosteneva, con l'acqua fino alla gola, questo operaio che era indubbiamente dotato di energia fisica ed energia morale veramente notevoli. Ed infatti dall'interno ha potuto, attraverso due fori che erano stati praticati al principio per potergli fare arrivare un poco di luce e d'aria, dirigere l'operazione, avvertendo di sospenderla al momento in cui il fumo e le scintille minacciavano di togliergli quel poco d'aria che riusciva a respirare. Da uno dei due fori che erano stati praticati gli è stata passata una bottiglia di cognac che egli ha appena assaggiato, dicendo che sentiva che gli avrebbe fatto male.
Il militarizzato Somma aveva accanto a sé un compagno di cui conosceva appena il nome che egli ricorda come un essere molto gracile. Questi non ha potuto mai battere la parete.
I colpi battuti ripetutamente erano pertanto del solo Somma, che ha agito senza pensare di proposito al loro numero, e non per far conoscere, come gli era stato richiesto dal primo foro praticato, quanti erano i salvati.
Ne viene di conseguenza che quando, con ripetuti sforzi, dall'unica perforazione resa possibile dal mare che era frattanto divenuto cattivo, si potè trarre fuori lo scampato, non vi fu più nessuna speranza di poter salvare con lui altri superstiti. Così che la speranza a cui ci si era attaccati, dopo l'interrogatorio del Somma, di poter salvare i presunti cinque uomini, era destituita di fondamento.
Posso aggiungere che il lavoro notturno fu effettuato da un solo palombaro della Marina militare perchè gli altri civili accorsi non hanno ritenuto di poter lavorare di notte con l'ausilio di un grande faro, ma che illuminava, sott'acqua, solo a minima profondità.
I marinai civili hanno fatto una bellissima opera con dei sacchi di rena per cercare di delimitare la zona per tutta la durata del mare mosso, intorno al portello aperto con la fiamma ossidrica. Ma purtroppo il mare lungo succeduto al mare mosso ha impedito che si potesse proseguire nell'opera intrapresa.
Sono stati convogliati al luogo del disastro i pontoni più potenti che possiede la nostra Marina e in particolare quello di La Spezia che può sollevare fino a 400 tonnellate.....ma essi, per la loro velocità limitatissima, sarebbero potuti arrivare nelle acque di Santo Stefano soltanto nel pomeriggio di oggi.
Il palombaro militare, che ha lavorato con estrema abnegazione, è riuscito ad imbragare la poppa; dico la poppa perchè l'esplosione è stata tanto violenta da sollevare completamente in aria il Panigaglia, rovesciarlo su se stesso e lanciarlo ad oltre 100 metri dalle boe.
Intorno relitti umani sono stati raccolti in piccola quantità. Forse molti morti sono ancora nello scafo.
Quattro morti sono stati raccolti nell'ospedale di Orbetello, dove ci sono due feriti: il Somma che va riprendendosi rapidamente, in preda a choc nervoso, e ferito nelle parti posteriori in seguito alle lacerazioni prodotte dai rottami di macchina, ed un ferito civile che passava in camion sulla strada e che è stato sbalzato fuori dal veicolo per la violenza dello spostamento d'aria. Non vi sono altri feriti.
Due case sono state colpite, delle quali una è veramente danneggiata; un enorme pezzo di lamiera ha perforato il tetto e si è fermato al piano superiore della casa.... Per fortuna è una casa restaurata per la villeggiatura...L'assenza della famiglia dei pigionanti ha evitato altre vittime....
Il lavoro di sbarco delle munizioni procedeva sempre lentamente, con grande accuratezza. Non più di 80 tonnellate per volta erano trasportati attraverso grandi telai giapponesi per poter calare senza scossoni le munizioni in due pontoni.
Un pontone della “Montecatini” è stato travolto dall'esplosione ed il marinaio che si trovava a bordo è scomparso. L'altro pontone non ha avuto a bordo alcun morto o ferito perchè si trovava ad una certa distanza dal punto della sciagura.

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti