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Porto Santo Stefano da ricordare

Buongiorno!

La leggenda di Jacopo e Giacinta

 

 

In quell’angolo di mondo, frequentato da soldati, pescatori e taglialegna di giovani donne in età da marito ce n’erano proprio poche. Belle come lei, poi, nessuna.

Giacinta era la figlia di Bartolomeo Fles, castellano della Fortezza di Porto Santo Stefano, sull’Argentario.

 

 

Lunghi capelli che le scendeva sulle spalle e occhi neri come una notte senza luna in cui ogni giovanotto avrebbe desiderato perdersi.

“Quando non ci sarò più bada a Giacinta. Mi raccomando” le aveva chiesto la moglie sul letto di morte. E Bartolomeo, che pure tra i suoi soldati aveva fama di essere un duro, le badava, eccome. Con lei era un padre tenerissimo e non la perdeva d’occhio un solo istante. E come avrebbe potuto non farlo? Con quei quaranta soldati assatanati della guarnigione che da lontano le sbavavo dietro, occorreva avere almeno quattro occhi sempre aperti giorno e notte.

“Lontano da lei! - era solito ammonire gli imprudenti per i quali subodorava malevole intenzioni - Per voi ci sono le donnine dell’Osteria qui sotto. Andate a sbollire i vostri ardori con loro e lasciate in pace mia figlia che non è pane per i vostri denti.

Così Giacinta, tra un padre ossessivo da una parte e una soldataglia concupiscente

dall’altra, in un angolo di mondo dimenticato da Dio e dagli uomini, trascorreva i suoi giorni in compagnia di Magdalena, la domestica, sulla terrazza della Fortezza a guardare il mare… e a pensare all’amore.

Che si chiamava Jacopo ed era un soldato della guarnigione.

Soltanto lui nei suoi occhi, nel suo cuore e nella sua mente. Un amore furtivo, però, come quello di Giulietta e Romeo, fatto di sguardi fuggenti e baci mandati di nascosto sulle punta delle dita.

Un amore che non era sfuggito a papà Bartolomeo, che pur considerando Jacopo il più decente in quell’accozzaglia di soldati ai suoi ordini, avrebbe desiderato per la figlia un marito di un certo rango, almeno all’altezza del suo, castellano in quella fortezza, come soleva ripetere, per espresso desiderio di Filippo IV, re di Spagna.

 

Così, pur senza frapporsi decisamente tra i due, nel timore di perdere l’affetto e l’obbedienza della figlia, non tralasciava occasione per porre ostacoli al loro amore nella speranza che col tempo esso si affievolisse e spengesse definitivamente.

Cosa che ovviamente era ben lungi dal verificarsi.

Le occasioni per un incontro ravvicinato, lontano dagli occhi indagatori del padre, non erano molte, ma ai due innamorati bastavano, in attesa di tempi più favorevoli: la necessità di prendere una brocca

d’acqua fresca alla fonte - diceva Giacinta al padre - il desiderio di una preghiera al tabernacolo di Santo Stefano in ricordo della madre, un salto giù al mare per una rinfrescatina, ecc.

Richieste a cui il padre acconsentiva purchè ogni uscita avvenisse in compagnia di Magdalena, che, guardacaso, appena fuori dalla Fortezza diventava, come d’incanto, improvvisamente cieca, sorda e muta.

Vista l’inutilità dei suoi sforzi e considerato poi che Jacopo era in fin dei conti un gran bravo ragazzo e che i due si volevano veramente bene, Bartolomeo acconsentì alle nozze.

Si sarebbero celebrate di lì a poco.

Ma mentre su quel tranquillo lido di Porto Santo Stefano divampava l’amore tra Jacopo e Giacinta, poco più in là nel bel mezzo della laguna divampava la guerra tra le truppe francesi al comando di Tommaso di Savoia e le truppe spagnole-napoletane, capitanate dal valoroso Carlo della Gatta, a difesa di Orbetello.

Il corpo di spedizione francese era stato inviato il 9 maggio del 1646 dal Cardinale Mazzarino, formalmente uomo di chiesa ma sostanzialmente uomo di mondo, con lo scopo di strappare agli spagnoli-napoletani i loro possedimenti dello Stato dei Presidi, di cui Orbetello era il capoluogo.

 

Nel contesto di questa guerra, in quello stesso mese di maggio una piccola flotta francese veleggiò alla conquista della la Fortezza di Porto Santo Stefano presidiata da una quarantina di soldati. Lo scontro fu assolutamente impari. Le cannonate dei vascelli francesi distrussero in breve il parapetto della Fortezza, ridussero al silenzio i pochi cannoni in dotazione e uccisero alcuni dei difensori, tra cui Bartolomeo, il padre di Giacinta.

La Fortezza fu occupata dagli assedianti, ma Jacopo, ferito, riuscì a fuggire insieme a pochi altri, rifugiandosi, nei boschi del colle dell'Argentiera.

Per Giacinta non ci fu nessuna possibilità di fuga: catturata e relegata in una stanza fu tenuta a disposizione dei vincitori, meritata ricompensa, come sempre succede, per il valore dimostrato sul campo di battaglia.

Furono giorni disperati per Giacinta, con il padre ucciso, Jacopo ferito e chissà dove, in balia di una soldataglia interessata solo a soddisfare le proprie voglie.

E ripensava a sua madre che qualche giorno prima di morire le aveva detto: "Quando ti sposerai, se avrai una bambina, ti prego, dalle il mio nome, così un po' di me continuerà a vivere il lei..."

E a suo padre, quando, da bambina, sdraiati di notte uno accanto all'altro sulla terrazza, le insegnava i nomi della stelle e delle costellazioni... alle passeggiate su per i colli...

ai bagni con lui sulla spiaggia sotto la Fortezza...

E ripensava ad Jacopo... a quel giorno in cui, davanti al tabernacolo di Santo Stefano, tenendole la mano stretta sul cuore, le aveva giurato eterno amore...

Jacopo si riprese rapidamente dalle sue ferite ma non dall’angoscia di sapere la sua innamorata nelle mani dei soldati francesi. Tutti i giorni, al tramonto, si recava di nascosto sotto la Fortezza sperando di vederla e di poter parlarle.

Finalmente una sera, al chiarore della luna, riuscì a scorgerla appoggiata  al parapetto della terrazza.

Anche Giacinta lo vide. Gli corse incontro per raggiungerlo ma fu subito circondata dai suoi carcerieri. Lei allora con gesto disperato, urlando il suo nome,  si lanciò nel vuoto verso di lui..

Jacopo, uscito allo scoperto, corse gridando verso di lei ma fu subito fat o bersaglio dai soldati francesi sugli spalti.Quando questi andarono a recuperare i corpi dei due giovani, si accorsero però che erano scomparsi e sul posto rimanevano soltanto delle macchie di sangue. Pensarono che fossero rimasti solo feriti e che poi fossero fuggiti, e se ne andarono. Ma non era così.

 

Questa è la leggenda di Jacopo e Giacinta e del loro tragico amore sulla Fortezza di Monte Argentario. La tradizione popolare vuole che nella notte del 30 giugno di ogni anno sia possibile scorgere sulla terrazza della Fortezza i due innamorati camminare piano, mano nella mano.

Ma per vederli bisogna essere veramente innamorati, come lo furono loro, se no è tempo perso.

 

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti