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Il trenino dell'Argentario

C'era una volta...un trenino che univa Orbetello con Porto Santo Stefano...

Partiva da Orbetello Scalo, faceva sosta ad Orbetello, là dove adesso c'è la stazione dei pullman, "navigava" nella laguna sulla diga fino a Terrarossa, e poi, correndo a pochi passi dal mare e imbucandosi ogni tanto in qualche tunnel arrivava a Porto Santo Stefano, fermandosi alla stazioncina del Valle, là dove adesso si svolge il mercato del martedì.

Una diramazione sulla sinistra gli permetteva, se ce ne fosse stata necessità, di proseguire verso il Deposito Carburanti del Campone, ed un'altra, sulla destra, di raggiungere la banchina del porto, dove adesso attraccano i traghetti per le isole.

Il treno era del tipo classico di quei tempi: una bella locomotiva a vapore tutta nera, un tender con il serbatoio dell'acqua e carboniera, e qualche vagone per i passeggeri che avessero avuto voglia o necessità del viaggio.

"Ferrovia dell'Argentario" la chiamavano i documenti ufficiali delle Ferrovie. Era lunga 13 km, ad un solo binario ed a scartamento ordinario. Fu progettata e costruita dalla Società Nazionale Ferrovie e Tramvie dopo aver avuto, il 16 settembre 1909, l'approvazione del Governo e del re Vittorio Emanuele III.

Il progetto prevedeva un successivo prolungamento nell'interno, mai realizzato, verso Orvieto e Foligno.

La ferrovia fu inaugurata nel 1913 e cessò la sua attività nel 1944, dopo che i pesanti bombardamenti avevano quasi completamente distrutto il paese di Porto Santo Stefano e danneggiato gli impianti.

Terminata la guerra il governo decise di non riattivarla  "perchè di scarsissimo traffico e non indispensabile per l'economia dei trasporti  della regione servita"

Della ferrovia rimangono intatti i tunnel scavati direttamente nella roccia, mentre la sede dove correvano i binari in parte è scomparsa e in parte asfaltata per il traffico automobilistico. Le case cantoniere, ormai tutte distrutte o trasformare in residenze private.

La piccolissima e splendida "Ferrovia dell'Argentario" avrebbe meritato un destino migliore.

 

 

 

 

2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti