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L'Ospizio Marino

 

L'Ospizio Marino di Porto S.Stefano nei primi anni del '900

Il dott. Pellegrino Norchi, medico in Porto Santo Stefano, aveva l'abitudine, come altri in quel tempo su quel Monte, di guardare il mondo con gli occhi e con il cuore.

E quel mondo di Maremma, non lontano dal suo Argentario, nella seconda metà dell'800 non era francamente un granchè. Il clima era insalubre, la vita dura, le condizioni sanitarie precarie. Un ambiente ideale quindi al proliferare, negli ambienti molto poveri, di malattie dovute alla malnutrizione ed alle condizioni igieniche insufficienti.

Tra queste, soprattutto tra i ragazzi, il rachitismo e la scrofolosi.

Quest'ultima era un' infezione cronica delle ghiandole linfatiche, dovuta al batterio della tubercolosi che, allo stato avanzato, poteva provocare ascessi ripugnanti e maleodoranti nelle zone del collo, delle ascelle e dell’inguine e addirittura sfigurare chi ne era colpito . Si trattava di una malattia molto diffusa, con esiti talvolta letali per la quale non esisteva ancora, come per la tubercolosi polmonare, una cura risolutiva.


La cura della scrofolosi nel tempo

Dott. Giuseppe Barellai

Quando le condizioni di vita erano di gran lunga peggiori di adesso, a partire dai primi anni del 1000 fino agli ultimi del 1700 , una diffusa credenza popolare, particolarmente in Francia ed Inghilterra, riteneva che i re godessero della capacità soprannaturale di curare la scrofolosi, in quel tempo piaga sociale molto diffusa, con il solo tocco della mano. Le persone malate, specialmente i bambini, venivano portati a centinaia a corte per essere toccati dal sovrano, la cui carezza, accompagnata dalla formula rituale “Il Re ti tocca, Dio ti guarisce” sarebbe risultata fulminante per il morbo. Ma vuoi per la carenza di re, vuoi per la loro riluttanza a toccare corpi plebei, per di più infetti, la scrofolosi sopravvisse.

Una nuova terapia, soltanto empirica ma sicuramente più efficace, fu proposta verso la metà del 1700 da alcuni medici inglesi. Consisteva nella prolungata esposizione al sole e nelle frequenti immersioni in acqua di mare. Ebbe seguito inizialmente solo tra la ricca borghesia e la nobiltà europea. Soltanto nella prima metà del 1800 alcuni studiosi, e tra questi in particolare il dott. Giuseppe Barellai, medico presso l'Ospedale di Santa Maria Novella a Firenze, si impegnarono attivamente affinché tale terapia fosse estesa sistematicamente a tutti i soggetti malati, con particolare attenzione agli ambienti più poveri, dove, guarda caso, la scrofolosi risultava più diffusa.

E principalmente per iniziativa del Barellai e portati avanti soprattutto da istituzioni religiose, congregazioni di carità, comitati cittadini, ecc. sorsero, primo fra tutti a Viareggio nel 1842, numerosi Ospizi Marini che tutti i bambini rachitici e scrofolosi potevano frequentare. Per quasi trent'anni il dott. Barellai si prodigò per questa lodevole iniziativa.

Nel 1882 Robert Koch comunicò alla Società di fisiologia di Berlino di aver individuato ed isolato il batterio della tubercolosi. Tale importantissima scoperta aprì la strada alla cura risolutiva delle malattie tubercolari.

Dal 1926 si diffuse in Italia la vaccinazione preventiva mentre l'impiego degli antibiotici permise una guarigione sicura e definitiva dei soggetti malati.

 

Norchi, per niente rassegnato ad essere, come molti, soltanto spettatore della situazione, prese l'iniziativa e nel corso del 1869 chiese insistentemente al dott. Giuseppe Barellai ed al dott. Carlo Livi, direttore del manicomio di Siena e professore di medicina legale e d'igiene, che, forti della loro autorità e delle loro ampie possibilità, si

I "gobbetti" si recano al mare

facessero promotori della costruzione di un Ospizio Marino a Porto Santo Stefano per la cura dei ragazzi scrofolosi bisognosi. A suo giudizio il paese era una sede ideale, per motivi climatici, logistici, ambientali ed altro, per una tale istituzione. Nel 1870, in cima alla “salita del monumento”, venne aperto il cantiere per la costruzione dell'Ospizio Marino di Porto Santo Stefano. Era l'undicesimo in Italia. Il dott. Barellai curò la parte igienico-sanitaria del progetto, promosse una raccolta di fondi negli ambienti intellettuali e della ricca borghesia toscana, ed affidò ad un comitato di santostefanesi il compito di portare avanti la costruzione e la gestione della nuova struttura sanitaria. Facevano parte del comitato le persone allora più in vista del paese: il cav. Sebastiano Lambardi, il cav. Lorenzo Sordini (presidente), il dott. Pellegrino Norchi (segretario), il dott. Mauro Gobbi (v.segretario) ed altri. L'Ospizio Marino fu sentito da tutti i paesani come una cosa loro. Molti parteciparono concretamente nei limiti delle proprie possibilità a sostenere gli oneri della costruzione. I letti occorrenti e parte degli arredi furono forniti gratuitamente dalla Congregazione di Carità di Orbetello. Il comitato da parte sua, per far fronte alle spese, non perse occasione di organizzare in paese veglioni, feste, e fiere di beneficenza, e di assillare i comuni vicini affinchè contribuissero alla realizzazione di un bene di cui essi stessi avrebbero potuto essere partecipi. La giunta comunale di Monte Argentario stabilì addirittura di introdurre una tassa volontaria, in occasione di matrimoni, da erogarsi a favore dell'Ospizio in costruzione.

Mensa sulla spiaggia in un ospizio marino

Nell'agosto del '71 l'edificio finalmente coperto, ricevette la visita e le ultime direttive del suo promotore il dott. Barellai. L'anno dopo l'Ospizio era ormai finito.

Il 29 maggio del 1873 vi fu la solenne inaugurazione ufficiale. Porto Santo Stefano, piccolo paese dell'Argentario aveva, come altre città ben più importanti, il suo Ospizio Marino.

Fu dedicato ad Alessandro Manzoni, molto in auge a quel tempo prima di essere sprofondato nel dimenticatoio.

L'Ospizio rimaneva aperto da metà giugno a metà settembre, ospitando oltre 100 ragazzi per ogni stagione.

La retta giornaliera di questi, nei primi anni pari a L. 1,50 al giorno, veniva versata, per coloro che provenivano da famiglie bisognose, dai comuni di provenienza, da associazioni benefiche o da privati benefattori.

L'assistenza medica era assicurata dai medici del paese, oltre che dai responsabili sanitari delle organizzazioni di provenienza e dallo stesso Barellai.

L'Ospizio Marino mantenne sempre un rapporto privilegiato con Grosseto e con Siena, le cui Congregazioni di Carità ed Opere Pie già dal 1874, su indicazione del dott. Livi, inviarono regolarmente ragazzi scrofolosi a curarsi nel mare dell'Argentario.

Per molti anni i “gobbetti” dell'Ospizio Marino – così venivano comunemente chiamati i piccoli ospiti – vivacizzarono con il loro vociare le spiagge di Porto Santo Stefano.

L'Ospizio Marino distrutto dai bombardamenti

Se per molti la cura dei bagni di sole e di mare non fu risolutiva per la loro malattia, tutti sicuramente trassero giovamento dal soggiorno in un luogo ameno e salubre, assistiti da bravi medici e circondati dalla simpatia dei paesani.

Porto Santo Stefano contava allora poco più di 4200 anime (1891), in gran parte vignaioli, marinai e pescatori. L'avvento del grande afflusso turistico che tanto avrebbe cambiato il paese e i suoi abitanti era ancora lontano.

Nel 1914 l'Ospizio marino disponeva di 180 posti letto e la durata media del soggiorno per la cura era di 30 giorni.

A partire dagli anni 20 del '900 con l'avvento delle moderne terapie per le malattie tubercolari anche l'Ospizio Marino di Porto Santo Stefano, come gli altri in Italia, perse rapidamente i suoi connotati di luogo di cura per bambini rachitici e scrofolosi.

Lentamente si trasformò in una colonia estiva per bambini poveri, luogo in cui i bambini venivano mandati per rafforzarsi, svagarsi ed essere educati alla vita comunitaria  secondo un modello militaristico sotto il diretto controllo del Partito Nazionale Fascista e delle Federazioni dei Fasci locali.

L'Ospizio Marino cessò di esistere sotto le bombe dell'ultima guerra.


2008 - Capodomo - di Raul Cristoforetti